Istruzione e lavoro: quali competenze per le nuove generazioni?

Istruzione e lavoro: quali competenze per le nuove generazioni

 

Tra 30 anni saremo completamente sostituiti da robot?
Tutto può essere, l’Intelligenza Artificiale sicuramente sta cominciando a dare indicazioni emblematiche riguardo ai nuovi ruoli lavorativi ed allo smaltimento di impieghi che andranno inevitabilmente a ridefinirsi, ma se da un lato si intravede lo spettro della concorrenza dell’IA, dall’altro ci sono delle cose che gli automi non possono fare, quelle in cui è ancora indispensabile il ‘tocco umano’.

Stiamo parlando della gestione dell’imprevisto, della creatività, della risoluzione di problemi complessi, insomma di tutte quelle attività che comportano l’utilizzo delle cosiddette soft skills, quelle competenze trasversali che consentono di adattarsi ai contesti più vari svolgendo in maniera efficiente il proprio lavoro. Tra tutte queste, gli analisti danno la priorità soprattutto ad alcune, ed in particolare a: problem solving, pensiero critico, creatività, leadership, capacità di lavorare in team, abilità nel negoziare, flessibilità cognitiva, intelligenza emotiva. Molte raccomandazioni a livello di Unione europea, tra l’altro, hanno sottolineato come queste soft-skill siano fondamentali nel mercato del lavoro e hanno suggerito agli enti formativi di puntare alla formazione “integrale” della persona.

In Italia le nuove generazioni, anche se spesso non sono propense ad una diretta relazionalità data la full immersion nelle nuove tecnologie, presentano comunque molte di queste competenze (anche se sicuramente da sviluppare!) ed Interessante in tal senso è l’indagine realizzata da Umana con la collaborazione scientifica di Valore D, che ha misurato in questo caso, sempre su scala nazionale, la visione e la percezione di Hr Manager e Decision Maker di grandi aziende riguardo agli Zeta e ai più giovani tra i Millennials. Tra le soft skill, il lavoro di squadra è il punto di forza (77,5% e 82,9% ritiene siano aumentate), mentre buone sensazioni anche per quanto riguarda il desiderio di imparare (67,5% e il 58,5% ritiene sia aumentato). Critiche sono invece: destrezza manuale, resistenza e precisione (80,5% delle aziende ritiene siano diminuite); lettura, scrittura, matematica e ascolto attivo (63,4% ritiene siano diminuite); abilità verbali, uditive, mnemoniche e spaziali (46,3% ritiene siano diminuite). Dati che sottolineano come il lavoro formativo da intraprendere nei confronti dei giovanissimi sia direzionato comunque, oltre alle hard skills, anche alle competenze trasversali che, seppur in alcuni casi sottovalutate, sono e diventeranno invece il vero tratto distintivo ed il valore aggiunto per affrontare il futuro mondo del lavoro, tanto che la maggior parte degli istituti professionalizzanti continuerà, oltre a dare competenze tecniche, anche e soprattutto a formare i proprio studenti su quelle competenze che con l’avvento dell’IA e delle nuove tecnologie rimarranno comunque fondamentali per cooperare al fine del raggiungimento degli obiettivi!